Klamotten, una vita di seconda mano – 6° puntata

Klamotten è un diario che racconta una vita vissuta a vestire secondhand e vintage.
Dapprima per necessità, poi per scelta consapevole.
Qui la sesta puntata!

… Ma non c’è solo Milano!

Dopo le prime scoperte, a partire dalla fine degli anni ’70, dei vari Mercati delle Pulci parigini, o dei Portobello londinesi, la ricerca di negozi e bancarelle dell’ usato prosegue, in Italia e fuori.

Per tutti gli anni ’90 il top resta il Balón di Torino, che diventa la meta obbligata di quasi tutti i sabato liberi.

Un vero paradiso delle cianfrusaglie, una distesa di bancarelle ufficiali cariche di ogni ben di Dio. (vestiti, ma anche libri, telefoni a rotella, mobili e mobiletti, orologi delle stazioni, casalinghi vari…). Accompagnate da un’enorme area riservata agli “abusivi” (ai tempi comunque tollerati e indisturbati) che si stendeva lungo le rive della Dora.

Ci andavamo a volte in auto, a volte in treno. Tra i ritorni più rocamboleschi, carichi com’eravamo ogni volta di borsoni pieni di merci varie, quello in treno con un gigantesco elefante di peluche rosa per la mia nipotina…

Ma ci si abbuffava di tutto un po’, soprattutto perché i prezzi medi si aggiravano sulle mitiche “mille lire”. Ci siamo riempiti gli armadi di abitini e top fiorati anni ’70: di pantaloni da sci che usavamo come normali vestimenti invernali; di vissute t-shirt di note marche sportive d’epoca; di striminziti maglioncini di lana, di camicette fantasia, di accessori vari che prima o poi si sarebbero rivelati utili. Come la tonnellata di quadratini di plastica verde, forati sui bordi, che uniti con degli anellini di metallo si trasformarono via via in tunichetta stile Paco Rabanne, tendina sottolavello, tenda da doccia, per finire ultimamente come sonaglini spaventapasseri sull’albero di susine!

Molto molto rimpianti gli stivali anni ’70 con cerniera, di finta pelle effetto pitonato, che nell’ attraversamento di un Viale Zara allagato, durante la classica esondazione del Seveso dopo un forte temporale, si squagliarono completamente, come fossero (lo erano, probabilmente) di cartone.

Ma ogni città che si visitava, mercati dell’usato che si cercava (e trovava): a Firenze, nel quartiere San Lorenzo;

A Napoli e a Siracusa, nei coloratissimi mercati rionali; a Belgrado, dove anche i vestitini appena dismessi sembravano provenire da bauli vintage di 20 anni prima. In Ungheria andavano alla grande borse e tascapane militari sopravvissuti alla Guerra Fredda, così come a Dresda era consuetudine “fare la spesa” pescando dagli scatoloni che venivano esposti fuori casa la prima domenica del mese, con tutto ciò che la gente scartava e rimetteva in circolo a beneficio di sconosciuti. Un gesto di grande civiltà.

Ma il Paradiso indiscusso per l’abbigliamento second hand era Berlino. Ci tornammo, per la prima volta dalla caduta del Muro, nei primi anni del 2000, e riscoprimmo una serie di luoghi e mercati impareggiabili.

Klamotten 6, mercati dell'usato, secondhand
Negozio secondhand, Berlino

I quartieri dell’ex-Est, in piena gentrification, si stavano trasformando in luoghi alternative-chic che attiravano turisti da tutto il mondo, ma continuavano anche a rimanere punti di riferimento per gli acquisti del week-end del mondo berlinese underground.

Al sabato non si poteva perdere i mercati di Arkona Platz, in Prenzlauerberg, dove in un maggio particolarmente gelido mi trovai a dover acquistare un Eskimo blu, che poi lasciai in dotazione nel guardaroba di cortesia degli amici che ci ospitavano. Sempre ad Arkona, durante una puntata estiva, acquistai dal banchetto di una bambina, in mezzo a giornalini, pupazzetti e bigiotterie varie, una t-shirt arancione con la scritta GUT davanti, e HEAVEN IS FEMALE sul retro. Fantastica, ce l’ho ancora!

Alla domenica i due luoghi più visitati erano il mercato AN DER MAUER (sì trovava appunto dove c’era un noto tratto di Muro) e quello in Boxhagener Platz, a Friedrichshain. Qui acquistammo svariate t-shirt, da quella che pubblicizzava una fantomatica birra Indiana a quelle dell’esercito tedesco, azzurrine, con il logo della Bundesrepublik annullato da un timbro con la lettera “A”.

C’erano anche tante bancarelle di articoli autoprodotti, tutti molto simpatici ed originali. Notevoli, tra le altre cose, i borsellini e i portafogli realizzati con il tetrapak dei succhi di frutta.

Tutt’intorno alla piazza del mercato, inoltre, spesso venivano aperti i cortili delle case occupate che vi si affacciavano. Lì si potevano trovare tavoli e cesti pieni di abbigliamento, libri, casalinghi e accessori alquanto singolari a prezzi puramente simbolici. Fu proprio qui che appresi il termine “Klamotten” (letteralmente “cianfrusaglie”, ma spesso riferito proprio all’abbigliamento 2nd hand). Dopo che una splendida occupante che mi vedeva aggirare per il cortile mi invitò a cercare nel suo banchetto di Klamotten, appunto.

Credevamo di essere ormai abituati a tutto, in questa città – Paese dei Balocchi, ma anche questa volta riuscì a stupirci. Acquistare abbigliamento usato a Berlino era pratica così diffusa, in tutti gli strati sociali, che oltre ai mercatini potevamo contare su un intero palazzo di 5 piani nella mitica Karl Marx Allee.

Bambino e uomo, donna trendy, accessori e intimo, Vintage e glamour, sport e tempo libero. Un intero piano per ogni categoria, tutto rigorosamente diviso per specie e per colore… Ebbene sì, è proprio da lì che abbiamo copiato l’idea della divisione per colori anche nei nostri negozi… Ma di questo ne parleremo la prossima puntata!

Heroes, brano di David Bowie