Klamotten, una vita di seconda mano – 2° puntata

Ci eravamo lasciati con un evento memorabile: anche a Bergamo apriva un negozio dell’usato, anzi due, Casbah e Luna Strass.

Entrambi comparsi a distanza di poco nella stessa via Moroni, che in breve si trasforma in un punto di ritrovo di freakkettoni, outsider, alternativi, ma anche tamarri (nel gergo locale: paìni) che frequentano le discoteche della provincia.

Ma c’è anche qualche cliente famoso, come Ivan Cattaneo, che si dice che spesso venga qui per trovare capi ed accessori eccentrici per il suo look glam-rock degli esordi.

Fine anni 70, una classe del liceo

Siamo alla fine degli anni ’70, e il nostro mondo di teen-ager si divide grossomodo in tre categorie.

Ci sono i fighetti, punto di ritrovo il Bar Balzer sul Sentierone: girocollo bon-ton, Gucci e Fiorucci, Moncler, sacca Gherardini usata anche per portare i libri di scuola, anche se non ci sta dentro niente. Ascoltano Lucio Battisti, d’inverno vanno a sciare a Foppolo, d’estate al Livrio.

Quelli di sinistra, un po’ “indiani metropolitani”, che stazionano sui gradini dei propilei di Porta Nuova; eskimo e pantaloni di velluto a costine, gonne zingaresche e zoccoli di cuoio, vestiti indiani, patchouli e maglioni etnici. Leggono “Siddhartha” e “Dalla parte delle bambine”, ascoltano Frank Zappa e Guccini. E appena c’è l’occasione, occupano la scuola. D’estate girano l’Europa con l’Inter-rail.

E poi i freak, un po’ hippy un po’ “sballoni”, che si presentano con frange sulle giacche di pelle, camicie indiane, jeans molto molto ampi e molto molto bucati, saffi annodati qui e là. Ma anche – le ragazze – con panta-collant dai colori fluo, abiti in lurex, stivaletti di vernice a punta. Venerano i Doors e Janis Joplin, il loro film di culto è Tommy. E d’estate scappano a Riccione, bene che vada.

Klamotten - Una vita di seconda mano.
Valigia con oggetti e vestiti secondhand.

Ad esclusione degli appartenenti alla prima categoria dunque, che si servono nelle loro boutique del Centro, tutti gli altri bene o male abbracciano con grande favore il magico mondo del 2nd hand.

E così pure noi, amiche di quartiere, che ci muoviamo sempre in gruppo pur nel rispetto delle diversità: c’è quella impegnata nei collettivi studenteschi e quella affascinata dalla febbre del sabato sera, quella che segue il teatro d’avanguardia e l’altra che non si perde una puntata di Happy days.

Partiamo dunque in spedizione per scoprire i tesori del Casbah, affascinate da questo negozietto buio, strapieno di abiti appesi dovunque, scaffali debordanti di magliette, cinture, braccialetti, ogni capo diverso dall’altro. Per noi è una manna, e siamo pronte a farlo diventare il nostro punto di riferimento (e rifornimento).

Ma c’è un “MA”. Non abbiamo fatto i conti con le mamme. Appena ci sentono parlare di vestiti usati, e vedono i nostri primi acquisti non proprio lusinghieri (jeans con più strappi che tessuto, gonne stropicciate oltre ogni misura, giacche muffa-style) scatta il divieto assoluto di frequentare il suddetto negozio.

Ci vorranno tanti sotterfugi (un classico: i nuovi acquisti nascosti in garage, o parcheggiati dall’amica, le vestizioni frettolose fuori casa) e un bel po’ di rivendicazioni sindacali per poter sdoganare la pratica del comprare usato.

E frequentare alla luce del sole questi due negozi e le ragazze che ci lavorano, che diventeranno presto nostre amiche.

Tra i capi memorabili qui acquistati: il maglione coi lama azzurro e bianco, di lana così pura che sternutivo appena facevo per infilarmelo; la camicia bianca da pirata in stile Adam & the Ants (questo al Luna Strass, che iniziava a strizzare l’occhio alla moda new-wave d’Oltremanica); la gonna damascata con le frange arditamente aggiudicata dalla Nicoletta; il completo indiano color rosa di garza di cotone della Monica, che poi riuscii ad accaparrarmi io offrendo in cambio una minigonna verde bandiera.

Ma la passione per i vestiti di seconda mano e i mercatini dell’usato non si ferma qui, anzi, si fa internazionale. E le mete più ambite nel corso dei viaggi all’estero diventano il “Marché aux puces” di Parigi e “Portobello” a Londra, dove io e mia cugina svoltiamo le ultime sterline rimaste alla fine del viaggio, acquistando a man bassa in favolose bancarelle di usato multietnico: abiti a fiori lunghi fino ai piedi, sari indiani, borse e accessori di cuoio.

Ma le mode – si sa – non sono eterne, e la fase freak in stile Hair doveva lasciar spazio nel giro di pochi anni alla nuova ondata (new-wave, appunto) di origine britannica, che insieme al punk rivoluzionò i nostri stili, i nostri gusti musicali, le nostre amicizie…