Come la società influenza il gusto nell’arredo

Come abbiamo già accennato in diverse occasioni, l’arte è specchio della società nella quale viene prodotta. Non è insolito, dunque, che in periodi particolarmente carichi di avvenimenti, si assista a un repentino quanto sostanziale cambiamento del gusto.

Se talvolta tale modifica è voluta, quale distanziamento rispetto a una precedente moda quale espressione di una cultura che si vuole rifuggire, in altri casi l’evoluzione è graduale e non espressamente ricercata.

Tutte queste caratteristiche si ritrovano nel giro di pochi anni, entro la prima metà del XIX secolo. Forti erano stati i cambiamenti che avevano scosso l’Europa tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento. La fine della monarchia francese aveva sancito la conclusione dell’Ancien Régime e di un’epoca intera. L’ordine delle cose che fino a quel momento appariva stabile e immutabile era oramai stravolto.

Versailles, 5 maggio 1789, apertura degli Stati Generali (Auguste Couder, olio su tela, 1839).

Facile intuire come questo dovesse avere ripercussioni sull’arte e sui mobili dell’epoca. Quello che era stato lo stile Neoclassico, espressione del gusto Louis XVI, andò piano piano modificandosi.

Le gambe delle consolle, prima riccamente intagliate e intarsiate, spesso sagomate con collarini che ne movimentano la silhouette, diventano più rigide e semplici. Poco spazio è lasciato alla decorazione, espressione dello sfarzo della monarchia e dell’aristocrazia, a favore della rigidità tipica del Direttorio, che caratterizzò l’ultimo decennio del XVIII secolo e i primissimi anni di quello successivo.

Queste forme marziali, quasi militari, vennero mantenute anche nello stile più celebre e maggiormente caratteristico dei primi due decenni dell’Ottocento: l’Impero.

Manifestazione dell’omonimo momento politico, la produzione artistica e, dunque, anche dell’arredo di questo periodo, è manifestazione del gusto di Napoleone Bonaparte. Ancora una volta viene rimarcata l’egemonia culturale francese, con la diffusione capillare di questo gusto in tutti i territori assoggettati al controllo napoleonico. Certamente, nella produzione di quegli anni sono ravvisabili dei punti di congiunzione con il Neoclassicismo. Se il modello di riferimento è infatti sempre quello dell’arte classica romana, a rappresentanza dell’antico modello imperiale per eccellenza, la sua applicazione è risolta in modo differente.

L’antichità classica non è più presa a modello per i vasi e i festoni decorativi, ma per le forme imponenti e maestose.
Se con il Neoclassicismo l’arte antica era richiamata negli intagli fogliacei e floreali, con l’Impero i cassettoni si trasformano in vere e proprie architetture in miniatura; i montanti sono costituiti da colonne o semi colonne che sorreggono un cassetto, quasi come se si trattasse dell’architrave di un tempio.

La breve durata dell’Impero napoleonico e il ripristino delle vecchie monarchie doveva necessariamente portare a una modifica nei mobili.

Anche in questo caso lo stile prende il nome dal particolare momento storico, la Restaurazione, per essere successivamente rinominato con il nome dei regnanti del momento, prima Carlo X e, successivamente Luigi Filippo.

Il passaggio è molto graduale, ma il cambiamento è ormai ben avvertibile. Di contro alla rigidità militare, le forme cominciano a diventare più mosse, sia nella decorazione che nella struttura stessa del mobile.

Con la Restaurazione viene mantenuta una certa linearità strutturale, ma maggiore attenzione viene posta alla parte decorativa.

Piano piano ritornano motivi fitomorfi che movimentano la superficie, caratterizzati da una sinuosità che rieccheggia le rocaille Rococò. L’aristocrazia e la neonata borghesia vogliono farsi portatrici di una cultura e, dunque, di uno stile più leggero, che si allontani dal clima austero che aveva caratterizzato gli anni precedenti. Se l’Impero rimane quale espressione di potere ed eleganza, le classi dominanti vogliono comunque richiamare quello che era stato il passato più glorioso, che manifestassero quella ricchezza frivola e leggera che aveva contraddistinto l’Ancien Regime nel suo periodo d’oro.

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