Un Cassettone Piacentino per far luce sul Neoclassicismo

Secondo appuntamento con il Classic Monday: dopo il tavolino da gioco della scorsa settimana, fari puntati su di un Cassettone Neoclassico.

Il Settecento è universalmente conosciuto come il “secolo dei lumi”; una stagione fiorente per le scienze, la filosofia e le arti nella quale si configurò un rinnovato interesse verso l’antichità classica.

Gli scavi a Pompei ed Ercolano, la circolazione delle innumerevoli incisioni di Piranesi e gli scritti teorici di Winckelmann portarono una ventata di “classicismo” in Europa e posero le basi per il nuovo stile.

Gedanken über die nachahmung der griechischen Werke in der Malerei und Bildhauerkunst (1885)

Il Neoclassicismo si manifesta come reazione alle esagerazioni del Barocco, auspicando un ritorno alla natura, all’ordine, alla razionalità e soprattutto alla purezza e alla bellezza dell’arte classica.

Sarebbe semplicistico ed errato affermare che il Neoclassicismo ebbe una diffusione omogenea ed uniforme in tutta l’Europa. Fattori geografici, politici e culturali diedero vita a diverse declinazioni ed interpretazioni dello stile, anche piuttosto differenti tra loro, seppur riconducibili alla stessa matrice.

Albertolli, Giocondo, Studi di capitelli
Archivio di Stato, Bellinzona

Ad esempio, fondamentale nel delineare il gusto neoclassico in Lombardia fu la nomina di Giocondo Albertolli a direttore della cattedra di ornato della neonata Accademia di Brera nel 1776. L’accademia divenne rapidamente un importante e rinomato punto di riferimento. Sull’onda del successo, Albertolli pubblicò l’opera “Ornamenti diversi inventati, disegnati ed eseguiti da Giocondo Albertolli”.

Questo volume divenne un vero e proprio vademecum al quale attinsero architetti, decoratori ed artigiani. Costituiva inoltre la principale documentazione del suo lavoro (quasi completamente perduto) per il Palazzo Arciducale.
Fu così che si diffuse in Lombardia ed in aree limitrofe uno stile dal lessico razionale e classicheggiante ma saldamente ancorato ai temi del miglior rinascimento italiano.

La città di Piacenza si poneva geograficamente e culturalmente nell’orbita di Milano ma anche delle vicine città emiliane (soprattutto Parma). Nonostante le molteplici sollecitazioni esterne dovute alla sua collocazione, vantava una solida tradizione e una capacità di autonomia espressiva mantenuta gelosamente dai suoi eccellenti “legnamari” e “marengoni”.

Il Cassettone piacentino nei nostri magazzini di Cambiago

Abbiamo qui un ottimo esempio di manifattura piacentina risalente al periodo Neoclassico. Si tratta di un cassettone in noce massello con intarsi. Le forme austere, i piedi tronco piramidali e le decorazioni ispirate al mondo greco-romano sono dei chiari indicatori della derivazione neoclassica. La fascia sotto il piano presenta decori a greca e foglie d’acanto. Sui fianchi del mobile possiamo apprezzare dei rosoni raffiguranti le divinità Diana e Flora; sul fronte Venere e Cupido. In questo periodo i repertori ornamentali Luigi XVI erano stati ampiamente diffusi inoltre si era innestata l’influenza della scuola di Maggiolini sulla proficua tradizione locale. Di conseguenza vi era una crescente richiesta di intarsi da parte della committenza. A Piacenza i legni privilegiati per le tarsie erano il bosso, l’acero, i legni di frutto ma anche essenze di pregio come il bois de rose (come in questo caso).

Il decorativismo, l’opulenza e le linee sinuose del Barocchetto avevano definitivamente ceduto il passo a mobili dalla struttura più equilibrata e geometrica. L’elegante e misurata armonia dei mobili Neoclassici e l’eccezionale maestria degli artigiani dell’epoca sono ancor oggi considerati insuperati.