Scagliola e Grand Tour

Il nostro approfondimento sul classico di questo lunedì ha come protagonista un oggetto del tutto singolare. Si tratta di una scagliola a trompe-l’oeil a emulare un piano in breccia sopra il quale è appoggiata un’incisione a sanguigna, gli angoli ripiegati.

Questa scagliola appartiene alla produzione licenziata nel XVIII secolo per mano di alcuni esponenti di una famiglia di origine tedesca: i Seytter (o Seyter). Questi artisti ripresero la bicromia tipica della scagliola carpigiana, utilizzando però un tratteggio rosso su fondo bianco in grado di imitare le incisioni a sanguigna. L’effetto illusorio del trompe-l’oeil è ulteriormente raggiunto dalla rappresentazione del foglio con gli angoli ripiegati, come se fosse appoggiato realmente su un piano di marmo.

In particolare la nostra opera può essere attribuita ad Amedeo Seytter, il cui corpus si contraddistingue proprio per la predilezione di paesaggi campestri e capricci con rovine archeologiche.

Altro elemento peculiare di questo artista è la scelta di realizzare fondi a effetto brecciato.

Queste caratteristiche si ritrovano anche nell’esemplare in esame, per il quale è inoltre possibile indicare il fortunato modello di riferimento. Seytter ha infatti tradotto in scagliola una stampa di Giovanni Battista Piranesi (1720-1778), raffigurante il tempio di Clitunno, collocato tra Foligno e Spoleto.

Come nel prototipo, il nome del sito è identificabile anche grazie alla scritta: “Tempio di Clitunno tra Fugl.ni [Foligno n.d.r.] e Spoleti alle Vene”. Appartenente alle vedute romane, Piranesi incise quest’opera per la prima volta nel 1748, datazione che dunque costituisce il termine post quem per la realizzazione della nostra scagliola.

La trasposizione, pur essendo alquanto fedele, mostra licenze che Amedeo Seytter si è concesso, in una vera e propria personalizzazione del paesaggio rappresentato.

Oggetto particolare, la produzione di questi manufatti era legata alla moda dei Grand Tour, diffusasi a partire da questo secolo.

Dipinto del Grand Tour del Sud Italia, circa 1700-1800.

Non era infatti inconsueto che i turisti stranieri, nei loro pellegrinaggi italiani, portassero a casa dei ricordi del viaggio. Vere e proprie cartoline in ricordo del tour, tra i soggetti più apprezzati si ritrovano quelli comunemente considerati caratteristici della penisola, come i paesaggi con architetture significative.

Ecco che allora il tempio di Clitunno, una chiesa dalle forme che richiamano quelle dei templi dell’antichità classica, diventa uno dei siti più apprezzati, la memoria del quale viene volentieri portata in patria.