C’è pizzo e pizzo…

Facile dire pizzo, ma cosa intendiamo esattamente per “pizzo”?

Il bordo traforato che decora la lingerie più raffinata e preziosa?
Il capo di haute couture che strizza l’occhio agli abiti ricamati della tradizione del nostro Sud?
Le trine che ornavano gli ampi colletti dei nobili del passato,?
Il merletto ricercato che decora la più bella tovaglia di lino?

Tutto questo, certo, e tanto altro ancora, frutto di una tradizione antichissima e affascinante oggi tornata di moda sia negli abiti delle sfilate sia, soprattutto, nell’ambito della casa e dell’arredo più ricercato. Scopriamone insieme alcune caratteristiche fondamentali.

Per “pizzo” o “merletto” si intende un tessuto traforato, leggerissimo, caratterizzato da disegni e motivi ornamentali che si possono ottenere attraverso diversi tipi di lavorazione.

Abbiamo il merletto ad ago, già in uso nella Venezia del ‘400, ottenuto dalla rimozione di fili o parti di stoffa dalla trama per creare ornamenti direttamente col filato. È anche noto come “punto in aire”, proprio perché la trina si realizza quasi esclusivamente in aria, tra le mani.

Pizzo punta ago

C’è poi il pizzo lavorato al tombolo, dall’origine più incerta ma probabilmente sempre di provenienza italiana, datato intorno alla metà del ‘500. Ne dà testimonianza uno dei più importanti libri di modelli dell’epoca, il “New Modelbuch”, pubblicato a Zurigo nel 1561, che riporta:

“Tra le varie arti non va dimenticata quella iniziata venticinque anni fa nel nostro paese: il merletto infatti è stato introdotto nel 1536 da mercanti provenienti dall’Italia e da Venezia”.

Il tombolo è una specie di cuscino cilindrico su cui viene fissato, con degli spilli, il foglio con il disegno del merletto. La lavorazione avviene utilizzando come strumenti dei fuselli di legno attorno ai quali viene arrotolato il filo necessario all’intreccio. I fuselli usati nelle realizzazioni più complesse possono essere anche un centinaio, mentre per quelle più semplici bastano poche coppie. Con i fuselli si eseguono intrecci, nodi, legature, finalizzati a realizzare preziose bordure così come ampie superfici, ad esempio intere tovaglie.

Tombolo per Pizzo

Sempre in questo periodo si diffonde anche il pizzo “Macramé”; caratterizzato dall’arte di intrecciare e annodare una serie di fili, senza l’ausilio di aghi od uncini. Si tratta di una lavorazione di origine araba, forse importata dai marinai che durante le lunghe traversate mettevano in pratica questa tecnica per ingannare il tempo.

Pizzo Macramé

E a proposito di uncini, ricordiamo anche la lavorazione all’uncinetto, che vanta origini antichissime. Se ne sono trovate tracce in tutto il mondo, dall’Africa all’Estremo Oriente, e sin dai tempi della civiltà egizia.
Nella sua lavorazione con i filati più fini si è affermato poi in Italia nel corso del XVI secolo, soprattutto per la lavorazione di arredi sacri attraverso la tecnica del filet.

Il successo dei merletti, ad ago e a fuselli, nella moda e nell’arredo determina un forte aumento della domanda in tutta Europa.

In Francia si sviluppa una vera e propria industria del merletto, ad opera di Luigi XIV, che nel 1665 decreta l’apertura in tutto il regno di “manifatture di ogni tipo di lavoro con il filo, tanto ad ago quanto a fuselli”.

Giovanni Maria Delle Piane detto il Mulinaretto, Ritratto di Nobildonna

Alla fine del ‘700 però, con la caduta dell’ancien régime provocata dalla Rivoluzione francese e i conseguenti mutamenti intervenuti anche nella moda (il merletto scompare dall’abbigliamento maschile), l’arte del pizzo conosce un momento di crisi. Che si acuisce con la Rivoluzione Industriale in Inghilterra e l’avvento delle macchine tessili; la diffusione dei merletti meccanici e determina il crollo del mercato del merletto a mano, ma non la sua scomparsa.

Grazie ai ritrovamenti nei bauli, nei comò, nei guardaroba delle vecchie case, alla Di Mano in Mano possiamo vantarci di essere i custodi quest’arte che ha attraversato i secoli nelle sue forme più svariate, e che oggi è tornata in auge.

Tesori preziosissimi e sempre più rari, che possono continuare a vivere nelle case di ama il bello, in tutte le sue forme.

Dettaglio vestito in Pizzo negozio di Cambiago

Un’ultima curiosità.
Il “pizzo” deve il suo nome alla somiglianza tra le dentellature del filato e il profilo delle vette dei monti.
Mentre “merletto” deriva dal merlo, elemento tipico dell’architettura medioevale. Come dire, lo straordinario connubio tra l’arte della natura e dell’uomo. Appunto.

Per gli amanti del genere, dal 13 al 21 Marzo, in occasione di Vestiaria Primavera tantissimi pizzi, merletti e bianco antico.