Cacciatori di capolavori

Ogni casa editrice ha il suo anno d’oro.

Nella “primavera miracolosa del 1963”, come la definisce Ernesto Ferrero nella sua interessante storia dell’Einaudi [Ernesto Ferrero, I migliori anni della nostra vita, Feltrinelli, 2005], vengono pubblicati dalla casa editrice torinese La cognizione del dolore di Gadda, La giornata di uno scrutatore di Calvino, Il Consiglio d’Egitto di Sciascia, Lo scialle andaluso della Morante, il Lessico familiare della Ginzburg, Le memorie di Adriano della Yourcenar e La tregua di Primo Levi.

Gli anni 1957 e 1958 furono invece anni eccezionali per la Feltrinelli.

Il 25 ottobre 1958 esce in 3000 copie il romanzo Il Gattopardo dell’esordiente Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il successo è clamoroso: già a dicembre escono due nuove edizioni, il romanzo è il caso letterario del momento. L’autore l’aveva presentato a Elio Vittorini perché fosse pubblicato nella collana dei Gettoni dell’Einaudi, ma il manoscritto era stato rifiutato perché ritenuto “incompatibile con un’idea progressista della letteratura”, per citare ancora una volta le parole di Ernesto Ferrero. Del resto non era la prima volta che un capolavoro era respinto da una casa editrice per motivi che esulavano dal suo valore estetico-letterario.

Celeste Albaret, la mitica governante di Proust, descrive nelle sue memorie [Celeste Albaret, Monsieur Proust, SE] l’amarezza dello scrittore nel constatare che lo spago che chiudeva il pacco che conteneva il manoscritto di Du côté de chez Swann non era stato neanche toccato. André Gide, incaricato da Gaston Gallimard di valutare l’opera, conosce bene quel Marcel Proust: un assiduo frequentatore dei salotti del Faubourg Saint-Germain, un flâneur, un dilettante, anche piuttosto snob; perché perdere tempo con lui?

Anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa era un “dilettante”: ultimo rampollo di una antica famiglia nobile siciliana, non aveva pubblicato nulla prima di quel misterioso romanzo. Tomasi di Lampedusa non fece in tempo a vederlo pubblicato: fu Elena Croce, dopo la sua morte, a proporre il manoscritto a Giorgio Bassani, responsabile della collana Biblioteca di Letteratura della Feltrinelli. Bassani riconobbe subito il capolavoro e lo fece pubblicare. Già nel 1963 dal capolavoro nasce un altro capolavoro: la nitidissima versione cinematografica di Luchino Visconti. La scena del ballo nel salone del palazzo del Principe Salina resta una pietra miliare nella storia del cinema.

Ma il Gattopardo non fa che “bissare” un altro clamoroso successo editoriale della casa Milanese: e questa volta non si tratta solo di una prima edizione italiana, ma di una prima edizione mondiale.

Il 15 novembre 1957 viene pubblicato Il dottor Zivago di Boris Leonidovič Pasternak.

Fino ad allora Pasternak era conosciuto come poeta d’avanguardia della Russia Sovietica, ma da anni lavorava a questo grande romanzo storico. Nella Nota dell’Editore ne viene riassunta la vicenda editoriale:

“Boris Pasternak ha terminato questo libro più di 3 anni fa. Nel 1956 e nel 1957 la radio sovietica e la rivista Znamja ne avevano annunciato la prossima pubblicazione in Unione Sovietica. La nostra casa editrice, conoscendo il valore dell’Autore, ha provveduto ad assicurarsi i diritti di pubblicazione. Abbiamo così avuto direttamente dall’autore copia del manoscritto. Fu raggiunto un accordo che l’edizione italiana non venisse pubblicata prima del mese di settembre 1957. Alla fine dell’estate, quando ormai imminente era la pubblicazione e nulla faceva prevedere che nell’URSS fossero sorte difficoltà circa la pubblicazione, abbiamo avuto richiesta di restituzione del manoscritto da parte dell’autore, il quale manifestava il desiderio di rivederlo. Ci siamo però trovati nell’impossibilità di accedere al desiderio dell’autore in quanto il libro era già in avanzato stato di lavorazione. Presentiamo quindi al pubblico italiano questa edizione nella originale stesura per cui a suo tempo si era concordata con l’autore la pubblicazione. Riteniamo che questa edizione del Dottor Zivago torni non solo ad onore dell’Autore, ma della letteratura stessa alla quale egli appartiene”.

Il romanzo, bloccato dalla censura, non venne pubblicato in Unione Sovietica se non nel 1988, in piena era Gorbačëv. Solo nel 1989 il figlio di Pasternak poté ritirare il Nobel che era stato assegnato al padre nel 1958.

Un prima mondiale, quindi, quella della Feltrinelli che fu seguita da innumerevoli altre edizioni in tutto il mondo.

E naturalmente anche da un kolossal Hollywoodiano del 1965. Una generazione intera porta nel cuore il ricordo dei languidi occhioni di Omar Sharif e lo struggente Tema di Lara della colonna sonora.

E proprio una rara prima edizione del Dottor Zivago di Pasternak è presente nel catalogo della nostra libreria online. Una copia non perfetta, non una copia da asettica vetrinetta da bibliofilo: una copia che è stata certamente molto letta perché molto amata.

P.S. Vorrei spezzare una lancia in difesa del povero e, a posteriori, mortificatissimo André Gide; mi è capitato tempo fa di leggere una raccolta degli articoli che un Marcel Proust ante-Recherche scriveva per la cronaca mondana de Le Figaro: è assolutamente irriconoscibile; un abisso separa questi scipiti e noiosi resoconti di matinées e serate parigine dalle descrizioni della società che frequenta nella Recherche i salotti dei Guermantes, radiografata dallo sguardo lucido e impietoso del Narratore .

Forse allora una cosa possiamo imparare, noi comuni mortali, da questa vicenda: mai fermarsi alle nostre convinzioni, sempre nutrire una sana curiosità di fronte alle cose. In ogni persona, in ogni evento può nascondersi un capolavoro