L’importanza dei caratteri tipografici nei libri / parte 1

E’ sicuramente possibile dividere in due categorie distinte l’umanità dal modo di guardare un libro: chi in esso non vede che il supporto necessario alla trasmissione di un testo lo chiamiamo “lettore”, chi invece guarda con passione al libro in sé, all’oggetto- libro come portatore di valori storici ed estetici, lo chiamiamo “bibliofilo”.

La bibliofilia presuppone un rapporto quasi feticistico con il libro: la ricerca forsennata delle prime edizioni, il piacere di sfogliare le crocchianti carte di testi antichi, il gusto per la bellezza delle rilegature, la caccia alle edizioni limitate. Tanti sono i fattori che contribuiscono a rendere un libro un capolavoro nel suo genere, e tra questi la bellezza dei caratteri tipografici gioca un ruolo essenziale.

L’arte di disegnare, incidere, fondere caratteri tipografici coincide con la nascita stessa del libro stampato.

All’inizio si imitano i caratteri manoscritti; di questa fase possiamo mostrare un significativo esempio nella splendida edizione Treccani della Divina Commedia (illustrata da Doré rivisitato da Ernesto Treccani) presente nel nostro catalogo: il poema è stampato riproducendo il testo e i caratteri usati da Neumeister e Angelini nel 1472 nella loro tipografia di Foligno per la prima e storica edizione a stampa del Poema.

Presto il clima di ricerca dell’Umanesimo fa suo anche il dibattito sulla progettazione dei tipi: tra la metà del ‘400 e l’inizio del ‘500 umanisti, matematici, tipografi, si interrogano su disegno e proporzioni delle lettere stampate, alla ricerca di quella “divina proporzione” descritta da Luca Pacioli nel suo celebre trattato.

Ma la bellezza del carattere non è solo questione di rapporti matematici: nelle creazioni dei grandi di quest’arte al servizio della parola stampata è inconfondibile il tocco del genio, l’ispirazione dell’artista.

Tra questi grandi, c’è tutta una tradizione italiana che attraversa i secoli: proviamo a darne conto attraverso l’opera di quattro grandi artisti che dal XVI secolo ci accompagnano fino ai nostri giorni.
Dalla stamperia veneziana di Aldo Manuzio, con i frontespizi marcati dall’ancora e il delfino, si diffondono nel mondo caratteri tipografici di una bellezza e leggibilità ancora insuperabili: il Bembo del De Aetna del 1496, ma soprattutto il corsivo disegnato dall’orafo Francesco Griffo che fa la sua apparizione nell’edizione delle opere di Virgilio del 1501 e di cui la nostra libreria ha un importante esempio nella raccolta delle 20 Commedie di Plauto del 1522 (Ex Plauti Comoediis XX Quarum carmina magna ex parte in mensum suum restituta sunt M.D.XXII).

Intorno alla sfuggente vicenda storica del Griffo, alla reale paternità del disegno del carattere e ai rapporti tra Francesco e Aldo sono stati versati fiumi d’inchiostro. Quello che è certo è che sull’utilizzo del corsivo latino Aldino, coperto da uno dei primi copyright del genere chiesto da Manuzio agli organi competenti della Repubblica di Venezia, si scatenerà una lunghissima controversia legale con i concorrenti Giunti di Firenze e con decine di altre tipografie che copieranno questo splendido e versatile carattere.
Proprio riallacciandosi allo stile cinquecentesco, dopo gli eccessi delle edizioni barocche, il nuovo gusto neoclassico di pulizia, eleganza, equilibrio dà vita a ricerche nelle stamperie di tutta Europa. Nella «Stamperia Reale» dei Farnese di Parma, Giambattista Bodoni (1740-1813) riassume nella sua figura di artista/artigiano le competenze dell’incisore di punzoni, prima fase del disegno del carattere, del fonditore e dello stampatore compositore della pagina. Le edizioni Bodoniane che escono dalla Stamperia Reale sono esempi di quella suprema purezza segnica che impose i torchi parmensi all’ammirazione di tutta Europa: i viaggiatori del Grand Tour includono Parma nei loro itinerari per ammirare gli affreschi del Correggio e visitare la mitica Stamperia. Aprendo le pagine de La Zaira Tragedia di Voltaire Nuovamente tradotta stampata Parma nel 1798 è impossibile non riconoscere la mano del Maestro nell’inconfondibile leggibilità e armonia dei caratteri, nel giusto rapporto fra testo e margini, fra riga e riga, fra lettera e lettera.