Quando reimpiego fa rima con qualità

Il protagonista del nostro Classic Monday proviene dalla Venezia di metà Settecento.
Arredo di alta qualità per il pregio dei materiali impiegati e le tecniche di lavorazione, è considerevole anche quale esempio di reimpiego di un mobile.

Non è infatti inusuale che mobili o oggetti antichi venissero riadattati, a soddisfare le diverse esigenze di gusto o di funzione dei nuovi proprietari. Piccoli oggetti o interi complementi di arredo venivano infatti modificati o assemblati tra loro in diverse varianti.

Nel nostro caso, infatti, si trattava in origine dell’alzata di un trumeau oppure del fronte di uno stipo a muro contrapposto a un trumeau con la parte superiore sviluppata in modo simile, come spesso si faceva per arredare simmetricamente gli ambienti. Le due ante specchiate che ne costituiscono il fronte sono però state bloccate, per riutilizzare l’arredo e impiegarlo come specchiera a muro.

Spesso simili reimpieghi erano dettati anche dalle condizioni nelle quali versava il mobile.

Se, ad esempio, una parte era fortemente compromessa o danneggiata, questa veniva scartata e solo la sezione in condizioni migliori veniva preservata.

Ma anche esigenze collezionistiche e commerciali potevano dettare interventi simili.

Ad esempio, dividere un trumeau significava avere a disposizione più mobili da poter proporre sul mercato.
Il nostro fronte è un pregiato esempio della produzione dei mobili veneziani della metà del XVIII secolo, della quale sono noti esemplari completi di trumeau simili, oggi conservati in diverse collezioni private.

Un raffinato stile Luigi XIV contraddistingue gli intagli delle parti lignee e la decorazione degli specchi. La silhouette è infatti movimentata verso l’alto da volute a ricciolo che sostengono la cimasa. Un dinamismo simile si ritrova anche nei profili degli specchi, la cui sommità è decorata da intagli fogliacei. Gli specchi al mercurio sono incisi ad acido per realizzare delle eleganti greche floreali. Ma di particolare pregio è la lavorazione del cartiglio centrale. Costituito sempre da uno specchio, l’acido è stato sapientemente usato per raffigurare un putto.

Particolarmente apprezzabile ne è la rappresentazione in un atteggiamento assolutamente naturalistico. Egli sta infatti svolazzando e raccogliendo fiori, ma si volge rapidamente indietro, come se qualcuno lo avesse chiamato o qualche rumore improvviso ne avesse catturato l’attenzione.

Di grande pregio ed effetto estetico è anche la tipologia del legno impiegata. La radica di noce e le filettature in bois de rose creano infatti un ricercato gioco di linee che movimenta ancora di più la superficie. In alcuni punti della cimasa, la venatura della radica è stata infatti ripresa a pittura, per rafforzarne l’effetto finale.
Il nostro nacque come un arredo signorile e ancora oggi, seppur con una funzione differente, si caratterizza come un complemento sofisticato, espressione di raffinatezza ed eleganza.