Il nuovo gusto nel Granducato di Toscana tra Rococò e Neoclassicismo

Quarto appuntamento con il Classic Monday: una specchiera da appoggio finemente intagliata ci offre il pretesto per indagare le modalità e le tempistiche di diffusione del “nuovo gusto” nel Granducato di Toscana.

È il 1765 quando Pietro Leopoldo d’Asburgo diventa granduca di Toscana;
il suo governo illuminato ed il suo programma di riforme sono fondamentali nell’ammodernamento dello Stato.
Pietro Leopoldo non si interessa solamente di politica economica e finanziaria, egli introduce anche misure protezionistiche volte a tutelare e a sostenere le eccellenti manifatture locali, in difficoltà a causa dell’importazione di merci straniere a basso costo attraverso il vivace porto di Livorno.

Pietro Leopoldo, granduca di Toscana, in un ritratto del 1770 realizzato da Anton Raphael Mengs.

Appoggiò e stimolò inoltre un certo mercato che venne a crearsi, quello legato alla produzione di mobili e suppellettili pregiati. Su richiesta di ricchi mecenati, collezionisti e viaggiatori stranieri, nel granducato venivano prodotti mobili artistici, di lusso. Questo mercato fu capace di far decollare nuove attività e stimolare il recupero di lavorazioni antiche e specializzate di altissima qualità.

Le istanze neoclassiche nella decorazione di mobili iniziarono ad affermarsi in Toscana nel 1780, se vogliamo in leggero ritardo rispetto ad altre aree.

Il Granduca affidò i lavori di ornato della Villa del Poggio Imperiale, degli Uffizi e di Palazzo Pitti a Giocondo e Grato Albertolli (peraltro fu lo stesso Leopoldo a consigliare al fratello Ferdinando di ingaggiare Albertolli nella direzione della cattedra di ornato dell’Accademia di Brera). 

La modernità e novità dei lavori dell’ornatista si possono notare soprattutto nelle ripartiture  geometriche degli spazi e nei fregi decorativi dove delicate composizioni vegetali si fondono con elementi desunti dall’antico.
Lo stile neoclassico di Albertolli è inoltre evidentemente filtrato dalla rilettura che la patria del Rinascimento aveva già dato dei canoni stilistici romani nel XV sec. Questi lavori costituirono il primo campionario da cui trasse ispirazione il nuovo gusto classico. Le novità si propagarono velocemente nelle botteghe della città attraverso i numerosi collaboratori che affiancavano Albertolli nei lavori.

In quegli anni a Firenze erano in atto grandi cambiamenti.

Si assisteva ad un rinnovamento del gusto e dei repertori decorativi (già in un documento del 1779 si faceva riferimento a delle sedie cabriolet in legno di faggio con la spalliera ovale, gambe piramidali e decorazioni alla greca -che non furono mai trovate- realizzate dalla bottega dell’ebanista Giovanni Toussaint. Nello stesso periodo anche le eccellenti botteghe di Odoardo Wyndham e di Lorenzo Dolci transitavano verso il nuovo gusto. Il loro Neoclassicismo era comunque molto legato alla tradizione artistica cittadina.
Firenze vantava inoltre una maestranza altamente specializzata anche nella lavorazione del legno, distinguendosi soprattutto per gli eccezionali intagliatori, doratori ed ebanisti. 

La specchiera, un oggetto ornamentale che originariamente si poneva sopra il caminetto, è rappresentativa di questo periodo di transizione. I complicati intrecci delle volute di foglie d’acanto, l’uso delle figure animali, i festoni di rose, il medaglione con fondo a bulino sono elementi che la rendono paragonabile alle specchiere neoclassiche che uscivano dalla prestigiosa bottega di Lorenzo Dolci. D’altro canto l’abbondanza d’intaglio e l’invenzione ricordano le ben antecedenti consolle realizzate dal padre di Lorenzo, Giovan battista Dolci (ora collocate nel Gabinetto Ovale degli Appartamenti Reali di palazzo Pitti, 1667 circa).

Questa particolare produzione di mobili di lusso, di cui possiamo apprezzare soprattutto la finezza dell’intaglio e della doratura, caratterizzati inoltre dalla coesistenza di echi Rococò e suggestioni Neoclassiche, testimoniano le vette raggiunte dalla manifattura toscana in quest’epoca.