Biki, dalla bottega all’alta moda

Con questo nomignolo affettuoso regalatole da nonno Puccini la giovane Biki si lancia nel mondo della moda insieme all’amica Gina Cicogna: il primo atelier aperto nel 1934 nella centralissima via Senato propone collezioni di biancheria intima; il nome, “Domina”, è suggerito da un amico di famiglia d’eccezione, Gabriele D’Annunzio.

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Il passo verso l’ingresso nel mondo dell’alta moda è breve: già nel 1936 Biki propone, questa volta da sola, la sua prima produzione da stilista. Il matrimonio con il collezionista d’arte e antiquario francese Robert Bouyeure le serve a consolidare il suo progetto dal punto di vista imprenditoriale. E’ l’inizio di un’avventura che lascerà un’impronta inconfondibile nella moda italiana fino agli anni ’80.
Durante la guerra, Biki non abbandona Milano. Qui la ritrova l’atmosfera di rinascita e apertura al futuro dell’Italia degli anni ’50: uscita dall’incubo della guerra l’Italia volta pagina. Il mondo della moda, che è il mondo di Biki, deve affrontare grandi sfide: Parigi detta legge, il maestro indiscusso è Dior.

Le premesse per la nascita del Made in Italy passano dalle forti potenzialità creative ed artigianali, dall’antica tradizione tessile di eccellenza che permette un importante sodalizio fra i gruppi industriali e gli atelier.

E’ del 1951 la prima sfilata d’alta moda a Firenze.
Il mercato in quegli anni del primo dopoguerra è spaventosamente ridotto: la moda resta appannaggio di un gruppo ristrettissimo di privilegiati.
E qui gioca a favore di Biki la preziosa rete di relazioni personali e familiari con il gran mondo milanese: ricche borghesi o rampolle dell’antica nobiltà, attrici, cantanti, entrano a far parte, clienti affezionate e fedeli, di una sorta di élite con un suo stile riconducibile al famoso atelier di via Sant’Andrea.

Quando la fortuna di uno stilista passa dalle fotografie sui rotocalchi di celebrità che indossano le tue creazioni, le prime della Scala “firmate” Biki rendono il suo successo internazionale.

Tra le clienti, le figlie di Arturo Toscanini, Wanda e Wally, presentano alla stilista quella che resterà l’icona del suo successo.
Una giovane Maria Callas entra nell’atelier milanese nel 1951: è goffa, sovrappeso, non ancora pronta per quello che riconosce d’istinto essere lo stile giusto per lei. Torna tre anni dopo “prosciugata come un levriero”, dice Cederna e dalle “misure identiche a quelle di un’indossatrice: 95 di seno, 74 di vita e 92 di fianchi”, rivela Biki.
Inizia un sodalizio che si interromperà solo con la morte tragica della cantante: Biki disegna per lei abiti di scena, abiti per tutti i giorni e per le occasioni mondane.

Da allora Biki è Callas e Callas è Biki.

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Intanto vengono aperti atelier in tutti i luoghi simbolo del jet set internazionale: Saint-Morizt, Portofino, Parigi, Zurigo, New York, Tokio. La creatività di Biki riempie ancora i decenni fino agli anni ’80.
Elvira Leonardi Bouyeure si spegne il 24 febbraio del 1999: si chiude un secolo, ma Biki ci lascia attraverso il suo inconfondibile stile tutto il sapore di un’epoca.

Dal 22 al 29 Settembre, nel nostro negozio di Cambiago, proponiamo la mostra “Biki ha sempre qualcosa da dire” per celebrare una delle prime ambasciatrici del Made in Italy nel mondo.

Una settimana intera per scoprire da vicino creazioni di altissima sartoria con una selezione di circa venti abiti originali. Ti aspettiamo!